• Una Memoria che insegna
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Una Memoria che insegna

 

Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria. Il ricordo della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz nello stesso giorno del 1945, deve farci continuamente riflettere senza lasciare spazi a dubbi, convenienze, ideologie e confusioni. Le atrocità commesse contro un popolo intero, inerme, senza alcuna distinzione sociale, economica, culturale, sono senza uguali. Non ci sono né copie, né fatti simili, né si può fare confusione tra momenti diversi e condizioni diverse della storia, seppur atroci e da condannare. Il genocidio del popolo ebraico, la Shoa, è la volontà sistematica di eliminare tutti, uomini e donne appartenenti a quel popolo. Un sistema scientificamente predisposto, rapido, violento, atroce studiato da persone che, nella loro normalità, si sentivano parte del mosaico dell’orrore.

Pedine insignificanti, ma determinate e alcune anche determinanti nell’eliminazione sistematiche degli ebrei. Auschwitz ne è stata la macchintunnela operativa, lo strumento o uno dei tanti strumenti usati dai nazisti per giungere al loro scopo. Violenza inaudita e terribile che imperversava in tutta Europa, addestrando uomini solo ed esclusivamente per eliminare, senza alcuna pietà, ebrei in ogni luogo dove vivevano in pace. Pensiamo a Babij Jar in Ucraina, al battaglione 101 in Polonia. Non erano combattenti, non avevano eserciti, non erano violenti, non avevano commesso reati, erano persone qualsiasi con l’unica colpa di essere ebree. Nessun’altra atrocità nella storia dell’umanità ha visto un gruppo di fanatici radunarsi attorno ad un tavolo a studiare un sistema organizzato per sterminare un popolo. A Wannsee, il verbale dei gerarchi dirà che per gli ebrei ci sarà “soluzione finale con trattamento speciale”.

Il giorno della memoria ricorderà l’orrore dei campi di sterminio dove sono stati coinvolti altri gruppi: sinti, rom, testimoni di Geova, omosessuali considerati spazzatura da eliminare. Bisognerebbe che tutti avessero la possibilità di visitare i campi di sterminio a partire da Auschwitz e rimanere qualche sitante in silenzio a pensare. Magari vedere con la mente gli uomini e le donne che vi sono passati. Perché non si ripeta più. Perché non ci sia alcuna possibilità che l’uomo decida di eliminare altri uomini solo perché sono loro. Il 27 gennaio è una ricorrenza  non del “sì, ma…”, non un ricordo dell’odio perché si generi altro odio attraverso scritte sui muri, slogan, parole al vento, ma il giorno dove si riordinano i pensieri, si chiarisce la storia, si pensa alla pace tra i popoli e alla democrazia costruita dopo i massacri, che ci ha permesso di poterla celebrare. Se sarà invece una ricorrenza solo celebrativa, che ancora può separare la storia e i popoli invece di unirli, che mette gli uni contro gli altri, allora saranno necessari ancora anni perché quel mostro che ha attraversato l’Europa, possa essere finalmente eliminato.

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