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	<title>NEREO TISO &#187; donne</title>
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		<title>“Ebrea, non sei gradita. Vai via”</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Mar 2024 08:33:37 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Era l’8 marzo e a Firenze, come in altre città d’Italia e del pianeta, si ricordava il valore della donna celebrandone la festa. Un giorno particolare dove molte scendono in piazza  per manifestare e far sentire la propria voce. A Firenze ci sono anche donne palestinesi che vogliono manifestare a favore delle loro “sorelle” e contro Israele. Nella piazza dove si urlano slogan e dove si esercita il proprio sacrosanto diritto a manifestare, arriva Sara, una ragazza come le altre. Ma Sara ha al collo un cartello sul quale è scritto: “Non una parola sugli stupri di Hamas”.</p>
<p>Si avvicinano altre ragazze del gruppo “Non una di meno” che ha organizzato l’evento di Firenze e le urlano in faccia: “Sei ebrea, vai, via” (parole di Sara). E poi, come si ascolta chiaramente dal filmato, continuano: “Non ti vogliamo, vai via. Devi andartene. Non sei gradita”. Finché arriva la Digos che le fa capire che lì non è proprio accettata. Una del gruppo, poi, ha voluto giustificare il gesto dicendo di averlo fatto per il suo bene, perché avrebbe rischiato dato che qualcuna poteva farle del male. Peggio la toppa del buco. Sara non è ebrea, dice di essere di sinistra, ha espresso serenamente la sua contrarietà a Netanyahu e alla guerra esprimendo solidarietà verso i palestinesi, ma voleva dire che c’è stato un altro evento, gravissimo: il 7 ottobre dove centi<img class=" size-medium wp-image-4372 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2024/03/Schermata-2024-03-16-alle-09.28.55-300x166.png" alt="Schermata 2024-03-16 alle 09.28.55" width="300" height="166" />naia di donne sono state stuprate, massacrate, uccise dai terroristi di Hamas.</p>
<p>Il dissenso, la discussione evidentemente, in quel momento da quel gruppo  è rifiutata. Anche la provocazione. O la pensi come noi o non puoi restare. “Non una di meno” ha tradito il suo stesso nome. La democrazia e la libertà di espressione anche di critica viene cancellata e Sara, la provocatrice, cacciata. O la pensi come noi o non puoi restare nella libera piazza a manifestare. Eh sì! Libera piazza. Una sentenza. Capire, confrontarsi, discutere è il sale della democrazia così come la libertà di esprimere il proprio pensiero. Mandare via Sara è stato un gesto grave, non ascoltarla e capire le sue ragioni e anche le sue provocazioni non violente, anche.</p>
<p>Aggressione e odio tornano e gli ebrei sono nel mirino in Italia, in Francia, negli Stati Uniti e in altre parti d’Europa.  Questo nulla toglie al sostegno al popolo palestinese, alla condanna dei bombardamenti su Gaza, alla obbligatoria richiesta di fine del massacro, alla necessità di aiuti umanitari ed, infine, ad urlare la follia del presidente israeliano. I popoli occidentali che hanno costruito con fatica e dopo milioni di morti la democrazia e la libertà, non possono oscurare il pensiero e il dissenso e continuare in quello che è stato il male assoluto: l’odio verso gli ebrei. Purtroppo è un morbo che cova sotto la cenere anche senza il 7 ottobre e senza Netanyahu. Questi eventi ne hanno solo tolto la leggera superficie che lo copriva. La guerra deve finire, i crimini e l’odio devono cessare, i popoli devono convivere e la piazza deve rimanere libera.</p>
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		<title>Iran, Afghanistan, ….: ci sono uomini che odiano le donne</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 16:48:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si scende dall’aereo all’aeroporto di Teheran, lo sguardo si posa sui grandi manifesti che rappresentano l’effige di una donna, vestita secondo le regole stabilite,  dentro ad una conchiglia. La didascalia recita: “La donna è come una perla e il velo è la conchiglia che la protegge”. In sé una bella frase, compresa la considerazione della donna come una perla. Ma sotto a quelle parole e dentro a quella conchiglia c’è tutto il dramma che stanno vivendo  le donne iraniane. E forse anche buona parte del popolo, dei giovani, che rappresentano il 70% degli iraniani che hanno meno di 35 anni. Quella fragile conchiglia è il simbolo dell’oppressione, della sistematica negazione della libertà attorno alla quale la polizia morale gestisce il suo potere.</p>
<p>Non per perseguire reati, ma comportamenti ritenuti blasfemi, contro la religione, contro la morale, appunto. Nemmeno contro le opinioni discordi rispetto all’imposizione del regime, ma proprio contro una morale decisa e applicata da un nucleo di religiosi e della loro violenta interpretazione del corano. Per questo si uccide, si violenta, si stupra, si spara sui genitali femminili pensando che non potranno più essere madri. Si condanna a morte quella meglio gioventù che vuole uscire dall’oppressione e vivere nel loro grande paese senza la paura di potersi togliere il velo o essere visti in gruppo, ritrovarsi in qualche locale (che non esiste…)  per passare qualche momento assieme. Studiare liberamente per far crescere le loro opportunità a favore di se stesse e del loro paese. Ma non solo le sole, purtroppo. I</p>
<p>n Afghanistan, con una legge oppressiva, è stata eliminata la possibilità da parte delle donne di poter accedere all’Università. Coperte con burqa o c<img class=" size-medium wp-image-4267 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2022/12/images-300x109.jpg" alt="images" width="300" height="109" />omunque con abiti che le coprano per non farle vedere e nemmeno notare. Camminano come ombre nere senza alzare gli occhi per evitare di essere considerate arroganti. Si vuole violentare, oltre che i loro corpi, anche i loro sguardi, la loro bellezza considerata strumento di corruzione. Le donne non possono studiare, non possono farsi sentire, devono essere strumenti dominati da uomini che le detestano. Forse i loro mariti le amano, di sicuro  i figli sentono il loro profumo di madre, ma i violentatori del corpo e della mente, in nome di una religione fatta propria, gestita  e interpretata a piacere,  che governano quel paese, le vogliono cancellare e dominare.</p>
<p>Poi ci sono le donne del silenzio, quelle che non sono represse, forse, da un sistema di governo, ma da tradizioni che le relegano ai margini e ne fanno strumenti di procreazione e di godimento per uomini che fingono di amarle. Sono le donne africane. Arrivano sul barcone e rischiano la vita e, spesso la perdono, per salvare il proprio figlio. Figlio che, talvolta, ha un padre che lo accompagna e sostiene e che, spesso, è frutto di violenza subita per pagare il viaggio verso una vita migliore. Migliore del vivere in villaggi poveri dove il figlio viene portato sulle spalle dalle donne mentre lavorano nei campi, piegate e piagate dal caldo e dalla fatica. Qui gli anni corrono veloci e, le donne, invecchiano rapidamente nel corpo e nell’anima. Senza futuro.</p>
<p>I figli, spesso, si piangono per quel  tragico destino che non si riesce a cambiare. Solo perché non si è riuscite a fare qualche chilometro per trovare almeno qualcuno che ti avesse potuto aiutare. Donne che vivono per poter dare una speranza ai propri figli, spesso molti, talvolta troppi. I figli sono la loro immagine, la loro forza, loro stesse. Infine, donne che si ribellano dalle imposizioni che sperano e muoiono per la libertà. Donne che cercano qualche spiraglio per dare speranza a loro stesse e ai loro figli e fuggono, da un groviglio, una matassa difficile da districare. Ma ci sono anche uomini che non odiano le donne. Sono stati uccisi in Iran perché hanno manifestato con le donne, se ne sono andati dalla facoltà di medicina in Afghanistan per protesta contro la cacciata delle loro colleghe-amiche dalla facoltà, vivono con le loro e i loro figli e rischiano con e per loro. Chissà se arriveremo ad avere uomini che non odieranno più le donne.</p>
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		<title>Se, a Padova, le donne cominciassero a camminare</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 14:35:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p> Sara, Francesca, Giovanna, Giulia, Irina,  , molti altri nomi, anche se di fantasia, che indicano che dietro ad ogni nome c’è una persona, una donna, uccisa o maltrattata  dal proprio marito</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <strong>Sara, Francesca, Giovanna, Giulia, Irina</strong>,  , molti altri nomi, anche se di fantasia, che indicano che dietro ad ogni nome c’è una persona, una donna, uccisa o maltrattata  dal proprio marito o compagno non in grado di affrontare una separazione, una malattia, accettare una gravidanza. E questa debolezza dell’uomo, apparentemente tranquillo, fa scatenare la violenza fino all’eliminazione fisica della donna, i figli e anche se stesso, per cancellare qualsiasi traccia dell’affronto subito e del futuro possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le stati<img class=" size-thumbnail wp-image-2919 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2017/04/donne2-150x150.jpg" alt="donne2" width="150" height="150" />stiche dicono</strong> che c’è un calo delle uccisioni, una riduzione delle denunce, delle violenze, ma ciò non significa una riduzione dei maltrattamenti. E se le violenze in generale sono in diminuzione, le violenze sulle donne sono ancora le più numerose. Spesso le donne non denunciano i soprusi subiti perché hanno paura di non essere tutelate, temono ritorsioni nei confronti dei figli, forse pensano di amare ancora l’uomo che le tormenta, le perseguita. Sembra che tutto ciò sia questione di notizie che transitano rapidamente, dove la fredda cronaca racconta che si piange chi non c’è più, che si condanna l’assassino, se c’è ancora, e che bisogna rassegnarci agli eventi. Ma sarebbe brutale rassegnarci di fronte alla barbarie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La semplificazione delle sofferenze,</strong> non aiuta a capire e sradica i fondamenti dei valori che costituiscono le nostre società civili. Ma le donne non sono sole. C’è chi si occupa di loro: le ascolta, le accompagna, le aiuta e cerca insieme a loro la via migliore per ritrovare almeno un po’ di serenità. Anche nella nostra città, al Centro Antiviolenza, si rivolgono ogni anno centinaia di donne che denunciano le violenze subite e vengono seguite, talvolta anche in situazioni complesse,  e si cerca di dare una risposta che le possa aiutare. Sembrerà strano che si gestiscano “case di fuga”, come nella nostra città, dove donne, spesso con i loro figli, vengono messe al riparo da situazioni di violenza di ogni genere. Quasi una sconfitta del sistema dei diritti ma, purtroppo, una necessità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credo che il sostegno</strong>, l’ascolto di chi opera in tal senso, deve essere costante da parte delle istituzioni, per una collaborazione costruttiva nel trovare insieme risposte che possano essere sempre più efficaci di fronte a situazioni che, mio malgrado, sono sempre più frequenti e crudeli. Penso che il prossimo sindaco di questa città, dovrà avere  un’attenzione particolare per le donne e per chi si occupa della loro tutela. Questo non potrà che rendere migliore la nostra città.</p>
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		<title>Se, a Padova, le donne cominciassero a camminare</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 14:20:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p> Sara, Francesca, Giovanna, Giulia, Irina,  , molti altri nomi, anche se di fantasia, che indicano che dietro ad ogni nome c’è una persona, una donna, uccisa o maltrattata  dal proprio marito</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <strong>Sara, Francesca, Giovanna, Giulia, Irina</strong>,  , molti altri nomi, anche se di fantasia, che indicano che dietro ad ogni nome c’è una persona, una donna, uccisa o maltrattata  dal proprio marito o compagno non in grado di affrontare una separazione, una malattia, accettare una gravidanza. E questa debolezza dell’uomo, apparentemente tranquillo, fa scatenare la violenza fino all’eliminazione fisica della donna, i figli e anche se stesso, per cancellare qualsiasi traccia dell’affronto subito e del futuro possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le stati<img class=" size-thumbnail wp-image-2919 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2017/04/donne2-150x150.jpg" alt="donne2" width="150" height="150" />stiche dicono</strong> che c’è un calo delle uccisioni, una riduzione delle denunce, delle violenze, ma ciò non significa una riduzione dei maltrattamenti. E se le violenze in generale sono in diminuzione, le violenze sulle donne sono ancora le più numerose. Spesso le donne non denunciano i soprusi subiti perché hanno paura di non essere tutelate, temono ritorsioni nei confronti dei figli, forse pensano di amare ancora l’uomo che le tormenta, le perseguita. Sembra che tutto ciò sia questione di notizie che transitano rapidamente, dove la fredda cronaca racconta che si piange chi non c’è più, che si condanna l’assassino, se c’è ancora, e che bisogna rassegnarci agli eventi. Ma sarebbe brutale rassegnarci di fronte alla barbarie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La semplificazione delle sofferenze,</strong> non aiuta a capire e sradica i fondamenti dei valori che costituiscono le nostre società civili. Ma le donne non sono sole. C’è chi si occupa di loro: le ascolta, le accompagna, le aiuta e cerca insieme a loro la via migliore per ritrovare almeno un po’ di serenità. Anche nella nostra città, al Centro Antiviolenza, si rivolgono ogni anno centinaia di donne che denunciano le violenze subite e vengono seguite, talvolta anche in situazioni complesse,  e si cerca di dare una risposta che le possa aiutare. Sembrerà strano che si gestiscano “case di fuga”, come nella nostra città, dove donne, spesso con i loro figli, vengono messe al riparo da situazioni di violenza di ogni genere. Quasi una sconfitta del sistema dei diritti ma, purtroppo, una necessità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credo che il sostegno</strong>, l’ascolto di chi opera in tal senso, deve essere costante da parte delle istituzioni, per una collaborazione costruttiva nel trovare insieme risposte che possano essere sempre più efficaci di fronte a situazioni che, mio malgrado, sono sempre più frequenti e crudeli. Penso che il prossimo sindaco di questa città, dovrà avere  un’attenzione particolare per le donne e per chi si occupa della loro tutela. Questo non potrà che rendere migliore la nostra città. Noi del Partito Democratico ci siamo.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="http://www.nereotiso.eu/se-a-padova-le-donne-cominciassero-a-camminare/">Se, a Padova, le donne cominciassero a camminare</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="http://www.nereotiso.eu">NEREO TISO</a>.</p>
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