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	<title>NEREO TISO &#187; paritarie</title>
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		<title>Scuole paritarie: non devono essere discriminate</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 14:10:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo del prof. Dalla Zuanna sulle scuole paritarie, mette in luce, se ancora non fosse chiaro, che cosa voglia dire gestire una scuola paritaria e il suo valore. Dietro ai numeri situazioni complicate, ingestibili, ma grande disponibilità e servizi fondamentali. Nel sistema scolastico italiano, come prevede la legge Berlinguer del 2000, la scuola pubblica è costituita dalle scuole statali  e &#8220;paritarie&#8221; .</p>
<p>Anche le scuole comunali dell&#8217;infanzia sono paritarie. Quindi in quanto riconosciuto dalla legge, tutti devono avere gli stessi diritti e, naturalmente, adempiere agli stessi doveri. Qui, invece, sempre una lotta per tentare di farsi riconoscere come &#8220;scuole&#8221;, e chiedere a destra e a manca, contributi per poter sopravvivere. Contributi da Stato, Regione e Comuni, che sono fondamentali ma che rimangono tali senza mettere le scuole sullo stesso piano.  Lo Stato, con la scuola paritaria,  risparmia circa 4 miliardi all’anno e<img class=" size-medium wp-image-4362 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2024/01/Schermata-2024-01-09-alle-15.08.09-300x197.png" alt="Schermata 2024-01-09 alle 15.08.09" width="300" height="197" /> le famiglie versano mediamente 2000 euro all’anno rispetto alle statali dove si paga solo la mensa con contributo di circa 800 euro all’anno, come scrive ancora il prof. Dalla Zuanna. Il resto dei costi per le scuole statali, compreso il personale,  rientra nella tassazione generale.</p>
<p>Se non ci fossero le paritarie, per molti comuni sarebbe un dramma perché sul territorio esiste solo quella gestita dalla parrocchia. Affrontare il problema solo in termini economici o, peggio, ideologici, non aiuta a dare risposte alle migliaia di famiglie con figli piccoli. La scuola paritaria esiste, funziona bene, offre con competenza e professionalità servizi e dà risposte a chi ha figli e DEVE essere tutelata in quanto scuola. Non vuole sostituirsi alla statale ma lo Stato ne ha bisogno. Da noi, Padova e Veneto, in generale il 60% delle scuole dell’infanzia sono paritarie gestite da parrocchie o enti religiosi.</p>
<p>Nascondersi dietro al dito di chiedere una scuola solo statale senza avere chiaro con quali risorse poterla gestire, vuol dire volersi allontanare dal problema.  E chi pensa di continuare ad elargire solo contributi per tamponare le falle del mancato riconoscimento delle paritarie come “scuola”, non aiuta l’applicazione della legge che afferma la parità tra scuole. Nelle scuole paritarie, visti i costi della retta di circa 180/200 mensili, i bambini stranieri sono solo il 13% mentre nelle statali il 41%. L’inclusione? Solo una bella parola.</p>
<p>La  crisi della natalità è nota e, ormai, consolidata. Ma i servizi , che sono una delle risposte alla denatalità, devono essere migliorati e garantiti a tutti senza alcuna distinzione. Parole che dovrebbero risuonare soprattutto nelle orecchie di  chi governa ma anche di chi considera il valore di questo segmento educativo fondamentale. Quindi, o si affronta una buona volta il problema o lo si lascia andare alla deriva con tutte le conseguenze del caso.</p>
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		<title>Comune: Paritarie, contributi  e regolamento dei nidi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 17:00:33 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si pensa alle scuole private paritarie dell’infanzia, si ha l’idea di un  segmento straordinario dell’educazione dei bambini, determinante a garantire un servizio importante alle famiglie dei padovani vecchi e nuovi . E questo da decenni. Per il servizio che svolgono ricevono un contributo da Stato, Regione e Comune che aiuta, seppur in modo sempre scarsamente adeguato, a coprire gli oneri di gestione per il lavoro professionale e riconosciuto  che svolgono. Ma veniamo al problema. Sappiamo che molte scuole paritarie della città, che sono circa <a class="highslide img_2" href="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2015/03/nido2.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><br />
<img class="alignleft  wp-image-1766" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2015/03/nido2.jpg" alt="nido2" width="233" height="143" /></a>il 70% di tutte le scuole dell&#8217;infanzia,  hanno iniziato anche il servizio di “nido integrato” con  bambini dai 12  ai 36 mesi. Naturalmente tutti servizi accreditati dal Comune. Attualmente le paritarie con “nido integrato” contano circa 300 posti per la sola fascia di bambini dai 12 ai 36 mesi, cioè con l’età degli stessi bambini che frequentano i nidi comunali e che hanno l’obbligo della residenzialità di almeno un genitore per avere maggiorato i loro punteggio: 20 anni 5 punti, 15 anni 4 punti, 10 anni 3 punti, così come deciso dal sindaco e dalla maggioranza in Consiglio Comunale.  Siccome sappiamo anche che, alle paritarie, viene assegnato  annualmente un contributo pari a circa 1,5 milioni di euro per i bambini residenti nel Comune di Padova, di cui almeno 500.000 euro per i bambini da 12 a 36 mesi, mi chiedo se, per per continuare a dare il contributo, il sindaco obbligherà le scuole paritarie ad  attenersi al medesimo regolamento proposto dal Comune. Qualora il sindaco esigesse il rispetto del regolamento quale condizione per il contributo, chi gestisce le paritarie farebbe l&#8217;unica  cosa giusta da fare: consegnare le chiavi al sindaco che dovrebbe accollarsi tutti gli onerosi costi caricandoli sul bilancio comunale. Se il contributo comunque continuerà a venire assegnato, mi sembra evidente la perfetta contraddizione in termini: dare dei soldi a chi non rispettale regole stabilite dal Comune che è l&#8217;ente stesso che dà il contributo. Oppure, come se niente fosse, far passare sotto silenzio, non il contributo alle paritarie che è doveroso e anzi dovrebbe  essere adeguato,  ma la madornale contraddizione dell&#8217;amministrazione che continua a navigare nel mare dell&#8217;ideologia e non del saggio governo della città creando assurde discriminazioni nel confronti dei cittadini più piccoli.  Le 300 firme raccolte da genitori contro la discriminazione del regolamento soprattutto sulla residenzialità e snobbate dall&#8217;assessore Brunetti, forse fanno capire che un certo malessere esiste. Non so se l&#8217;assessore Brunetti potrà ancora dire, specularmente al sindaco: &#8220;Noi applichiamo il programma votato dai cittadini che ci hanno eletto&#8221;. Un po&#8217; pochetto come giustificazione e  certamente non è una risposta. Oppure l&#8217;assessore ai servizi sociali e alla scuola dirà che i cittadini hanno votato anche gli oltre 5 milioni di taglio ai servizi sociali,transitati  verso l&#8217;aumento dei circa 4 milioni assegnati alla Polizia Locale che troviamo nel bilancio 2015?  Oppure aspetta che le famiglie urlino davanti alla sua porta?</p>
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