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	<title>NEREO TISO &#187; Némirovsky</title>
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		<title>Irène Némirovsky, Suite francese, Feltrinelli</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2014 09:36:37 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>1941. lo scenario è quello della seconda guerra mondiale, dell&#8217;occupazione della Francia da parte dei tedeschi. Centinaia di migliaia di sfollati dalle città che cercano rifugio in luoghi più sicuri e la presenza debordante dell&#8217;occupante tedesco sempre pronto a reprimere chi osi ribellarsi. Paura, talvolta rassegnazione, spesso speranze che la guerra finisca presto, nausea per l&#8217;invasore straniero,  ma anche riconsiderazione di una presenza non solo oppressiva. Ed è la storia di una giovane sfollata e di un ufficiale tedesco che riporta la quotidianità ad una sorta di &#8220;normalità&#8221; talvolta forzata, altre volte accettata  fino a  farsene una ragione. Ragione che inizia a scoprire i soldati tedeschi come uomini e non solo come invasori. Naturalmente <a class="highslide img_2" href="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2014/12/nemiro.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-1646" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2014/12/nemiro-199x300.jpg" alt="nemiro" width="199" height="300" /></a>sullo sfondo c&#8217;è la divisione della Francia, la repubblica di Vichy, l&#8217;orrendo sterminio degli ebrei che, forse, non aveva ancora in quel periodo, preso la strada definitiva dell&#8217;orrenda &#8220;soluzione finale&#8221;. La convivenza scorre tranquilla, tra sospetti, odi ma anche riconoscimento nel villaggio francese di un&#8217;umanità, quella tedesca, che comunque soffriva e  ricordava la lontananza da casa, le mogli, le madri, i figli che stavano per nascere. Pochi e semplici regali, infatti, venivano acquistati dai soldati tedeschi nei negozi del piccolo villaggio: dai libri, a oggetti che potessero ricordare il luogo nel quale avevano per un tempo non breve il soldato aveva vissuto, a qualcosa di utile per la futura mamma e il suo bambino. Le scene conclusive del romanza sono quasi la dimostrazione di che cosa voglia dire la guerra: passare dall&#8217;euforia della, seppur modesta, spensieratezza, alla preoccupazione se non tragedia, del ricevere un ordine che tutto ciò deve finire per dover rapidamente partire. Ed è così che termina la storia: i soldati, dopo la festa organizzata con tavole imbandite, orchestra, canti sotto lo sguardo degli abitanti del villaggio e dei bambini che giocano senza nulla temere, partono e anche Lucile dovrà dire addio a Bruno, l&#8217;ufficiale tedesco di cui si era innamorata. Lo fa in una situazione nella quale si sprigiona il sentimento,  ma anche la necessità di far fuggire chi, invece, voleva ribellarsi all&#8217;invasore cercando e ottenendo un lasciapassare per andare a Parigi. E&#8217; l&#8217;inganno che fa sopravvivere in guerra, perché di guerra si tratta. Irène Némirovsky  non riuscirà mai a pubblicare questo libro che verrà dato alle stampe dalla figlia dopo la guerra. L&#8217;autrice di origini ucraine, infatti, in quanto ebrea, non riuscì a sottrarsi alla devastante carneficina della shoah: venne deportata ad Auschwitz nel luglio del 1942 e appena dopo un mese, morì. Forse i suoi carnefici furono gli stessi che, nel suo romanzo, ebbe così, possiamo dire, dolcemente descritto?</p>
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