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	<title>NEREO TISO &#187; Giorno della memoria</title>
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	<description>Padova da vivere e condividere</description>
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		<title>La memoria e le pietre</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 15:55:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[La città che cammina: news]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno della memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Pietre d'inciampo]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Camminando distrattamente per la nostra città, lungo le antiche vie che  hanno fatto di Padova un luogo straordinario, si possono incontrare delle pietre inusuali. Qualcuna in via Roma, altre davanti all’ingresso del Bo’, la nostra Università, altre ancora davanti a qualche casa dell’antico Ghetto. Sopra quelle pietre, quei piccoli porfidi si leggono: un nome, un cognome, un luogo, la data di nascita e di morte.</p>
<p>Tutto semplice nel rivedere in quei nomi e in quelle date, ciò che ha portato l’umanità all’oblio di se stessa, e la ragione nella suo buio più profondo. Difficile, sempre più difficile fare “memoria” o meglio, riedificare un “memoriale”, un rendere presente, anche solo chiudendo gli occhi, quei momenti che le pietre ricordano con nomi di persone. Milioni come loro, tutti con delle generalità che riportano alla follia e  all’annientamento, all’incredibile incedere di eventi  che hanno spazzato valori, speranze, senso del limite e hanno banalizzato il male ma anche il bene, se ancora qualcuno covava una sua idea. Le pietre rimangono, non appassiscono come i fiori.</p>
<p>Non si possono spazzare, eli<a href="http://www.nereotiso.eu/la-memoria-e-le-pietre/n_pietre_inciampo1/" rel="attachment wp-att-4179"><img class=" size-medium wp-image-4179 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2022/01/n_pietre_inciampo1-300x158.jpg" alt="n_pietre_inciampo1" width="300" height="158" /></a>minare, perché, anche se distrutte lasciano sempre  qualcosa di sé, la loro polvere. E quindi, nella loro morte apparente, vivono. In Europa di pietre come quelle della nostra città ce ne sono  migliaia, ma dovrebbero essere milioni. Ma forse c’è più nessuno che ricordi nomi, cognomi e date.  L’albero genealogico, per molti,  si è brutalmente interrotto, così come si sono spezzate le famiglie e le vite: più nessuno!  Ma ogni anno che passa da quei tragici anni, l’immane tragedia rischia di diventare sempre meno tragedia, superata dagli eventi e dalla velocità con cui tutto passa. Milioni di persone appartenenti ad un popolo e a centinaia di migliaia di altri visti come inutili subumani, possono transitare nel trituratore dell’appiattimento dove tutto è uguale a se stesso senza che ci possa essere in questo nostro tempo un futuro in cui ricordare e fare memoria del passato.</p>
<p>Non è un tratto di penna o una memoria smemorata che potrà nascondere ciò che conosciamo e che, a fatica, comprendiamo. Sarà la determinazione di chi, fino all’ultimo respiro, vorrà tradurre in lingua corrente ciò che è successo perché nessuno debba dire “già sentito, grazie”. Quel ricordo che anche il 27 gennaio 2022 verrà celebrato, in cui ci saranno altre “pietre d’inciampo” ad essere  collocate, ci serva da monito.  Non sia un giorno qualsiasi tra gli altri. E noi, che per fortuna non abbiamo vissuto e visto quei momenti terribili, si abbia a mente  quel passo straordinario del libro dell’Esodo: “Questo giorno sarà per voi un memoriale…di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne” . Per non dimenticare!</p>
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		<title>La memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2021 15:07:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È il 27 gennaio. Ricordare, far memoria, passare qualche istante a volgere lo sguardo e pensare a chi ci ha receduto e a chi non c’è più, a chi ha vissuto ed è morto dentro una macchina infernale. Morto per mano guidata da una ideologia nefasta che ha fatto del dolo<img class=" size-medium wp-image-4090 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2021/01/Schermata-2021-01-28-alle-16.02.07-300x287.png" alt="Schermata 2021-01-28 alle 16.02.07" width="300" height="287" />re di milioni di uomini e donne, ebrei, sinti, rom, testimoni di Geova, omosessuali, disabili e altri considerati inutili, uno dei principi fondativi di un folle regno, fortunatamente  mai realizzatosi. Oggi, però, è una giornata particolare, come se quei fatti fossero presenti in mezzo a noi con i testimoni, coloro che li hanno vissuti personalmente e che sono tornati.</p>
<p>Potremmo dire, ricordando un passo del libro dell’Esodo: “Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come rito perenne”.  Un giorno di liberazione dalla schiavitù, dal dolore del corpo, ma non dalla sofferenza e dal ricordo di chi è caduto stremato, picchiato, violentato, bruciato.  Un giorno mai dimenticato,  presente, vivo; un giorno straordinario. Una pietra d’inciampo in mezzo alla quotidianità spesso insofferente ai ricordi, indifferente agli eventi che sembrano scorrere senza fare rumore.</p>
<p>E questi testimoni della sofferenza, della morte e dell’abominio nei confronti di milioni di persone, sono tornati. Aggrappati alla vita, al residuo di respiro che rimaneva loro.  Prima dell’annientamento, hanno saputo resistere al male assoluto, al loro essere considerati dagli aguzzini come strumento, come vittime sacrificali al tempio della religione della follia umana scientificamente studiata. Chissà se un giorno si riuscirà a capire perché  si sia arrivati a tanto. Forse non era odio, forse nemmeno volontà   di superiorità, ma non riconoscere un altro da te, uno come te, in sostanza, un altro UOMO. In quei luoghi di morte, l’uomo non è più uomo e la donna non è più donna perché la ragione ha eliminato se stessa ed è caduta nell’abisso oscuro del male.</p>
<p>Ma alcuni hanno vinto, sono tornati con il loro carico, con quel peso che, nonostante gli anni, portano con sé. Quanto tempo è passato prima che potessero raccontare ciò che hanno vissuto e testimoniarlo alle nuove generazioni. La paura li avvolge ancora, il timore di non essere creduti perché  solo il pensiero di quella sofferenza può far tremare, ma può anche rimanere incomprensibile, ingestibile dalla stessa mente umana.  E quindi hanno aspettato, anni. Tutto era dentro di loro, conservato in modo indelebile e forse, nessuno se non loro,  sapeva o immaginava la fatica di portare per una vita quel peso. Ma poi finalmente il racconto, non come sfogo, ma come vita vissuta e sempre resa presente, ad ogni racconto, ad ogni testimonianza. Quel memoriale che non dovrà essere dimenticato quando i testimoni, purtroppo, non ci saranno più. L’uomo non può vivere senza memoria per essere veramente UOMO.</p>
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