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	<title>NEREO TISO &#187; auschwitz</title>
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		<title>Una Memoria che insegna</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 10:01:32 +0000</pubDate>
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<p>Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria. Il ricordo della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz nello stesso giorno del 1945, deve farci continuamente riflettere senza lasciare spazi a dubbi, convenienze, ideologie e confusioni. Le atrocità commesse contro un popolo intero, inerme, senza alcuna distinzione sociale, economica, culturale, sono senza uguali. Non ci sono né copie, né fatti simili, né si può fare confusione tra momenti diversi e condizioni diverse della storia, seppur atroci e da condannare. Il genocidio del popolo ebraico, la Shoa, è la volontà sistematica di eliminare tutti, uomini e donne appartenenti a quel popolo. Un sistema scientificamente predisposto, rapido, violento, atroce studiato da persone che, nella loro normalità, si sentivano parte del mosaico dell’orrore.</p>
<p>Pedine insignificanti, ma determinate e alcune anche determinanti nell’eliminazione sistematiche degli ebrei. Auschwitz ne è stata la macchin<img class=" size-full wp-image-1991 alignleft" src="https://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2015/11/tunnel.jpg" alt="tunnel" width="275" height="183" />a operativa, lo strumento o uno dei tanti strumenti usati dai nazisti per giungere al loro scopo. Violenza inaudita e terribile che imperversava in tutta Europa, addestrando uomini solo ed esclusivamente per eliminare, senza alcuna pietà, ebrei in ogni luogo dove vivevano in pace. Pensiamo a Babij Jar in Ucraina, al battaglione 101 in Polonia. Non erano combattenti, non avevano eserciti, non erano violenti, non avevano commesso reati, erano persone qualsiasi con l’unica colpa di essere ebree. Nessun’altra atrocità nella storia dell’umanità ha visto un gruppo di fanatici radunarsi attorno ad un tavolo a studiare un sistema organizzato per sterminare un popolo. A Wannsee, il verbale dei gerarchi dirà che per gli ebrei ci sarà “soluzione finale con trattamento speciale”.</p>
<p>Il giorno della memoria ricorderà l’orrore dei campi di sterminio dove sono stati coinvolti altri gruppi: sinti, rom, testimoni di Geova, omosessuali considerati spazzatura da eliminare. Bisognerebbe che tutti avessero la possibilità di visitare i campi di sterminio a partire da Auschwitz e rimanere qualche sitante in silenzio a pensare. Magari vedere con la mente gli uomini e le donne che vi sono passati. Perché non si ripeta più. Perché non ci sia alcuna possibilità che l’uomo decida di eliminare altri uomini solo perché sono loro. Il 27 gennaio è una ricorrenza  non del “sì, ma…”, non un ricordo dell’odio perché si generi altro odio attraverso scritte sui muri, slogan, parole al vento, ma il giorno dove si riordinano i pensieri, si chiarisce la storia, si pensa alla pace tra i popoli e alla democrazia costruita dopo i massacri, che ci ha permesso di poterla celebrare. Se sarà invece una ricorrenza solo celebrativa, che ancora può separare la storia e i popoli invece di unirli, che mette gli uni contro gli altri, allora saranno necessari ancora anni perché quel mostro che ha attraversato l’Europa, possa essere finalmente eliminato.</p>
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		<title>Sul filo sottile della memoria</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 15:52:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto si trasforma e se ne va velocemente sotto la pressione di un dito per  un clic. La memoria rimane così, qualcosa di passeggero, fatto per essere dimenticato rapidamente. Per costruire altro di più assordante, meno coinvolgente, meno monotono, meno sempre …lo stesso. E il 27 di gennaio, dall’anno 2000 in poi, è di ventato, invece, il giorno in cui, ostinatamente e testardamente qualcuno vuole ricordare. Sollecitare anche i più distratti, quelli che sbuffano in continuazione perché hanno fretta e non hanno tempo per fermarsi un attimo.  Eppure milioni di uomini e donne, giovani e anziani hanno trovato la morte rapida o avvolta  in un cinico sadismo che qualsiasi mente umana minimamente ragionevole riesca a pensare.</p>
<p>Eh, sì, godere della sofferenza altrui ed essere soddisfatti per la sua morte. Ripetuta ostinatamente centinaia, migliaia, milioni di volte. Davanti agli aguzzini non c’erano occhi che guardav<a href="http://www.nereotiso.eu/sul-filo-sottile-della-memoria/ccf1d452-453a-487d-97ae-90258bdb61ee_1_105_c/" rel="attachment wp-att-4273"><img class=" size-medium wp-image-4273 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2023/01/CCF1D452-453A-487D-97AE-90258BDB61EE_1_105_c-300x300.jpeg" alt="CCF1D452-453A-487D-97AE-90258BDB61EE_1_105_c" width="300" height="300" /></a>ano, cuori che pulsavano, emozioni che stridevano, urla che si infrangevano nella corazza della sua indifferenza,  ma semplicemente qualcosa di inutile e drammaticamente insignificante. Non so chi fosse veramente uomo se la vittima o il suo aguzzino. Donne , usate e abusate, che non potevano partorire per non creare futuro e figli che se, casualmente nascevano, venivano lasciati morire. Non erano uomini, ma anch’essi parte di stirpi abbiette e dannose alla gloria.  Camminare sulle loro tombe nei campi di sterminio e concentramento, ci si illude di trovare ragione di tutto ciò. Un elenco infinito di morti a cui è difficile dare anche un nome.</p>
<p>Ma c’erano, ed hanno sofferto. Troppa sofferenza alla quale fin dall’inizio nessuno credeva. Il male assoluto, l’assenza di Dio, la vergogna dell’umanità, l’oblio della ragione.  Questo e molto altro, è stato.  Ma il trascorrere degli anni, il ridursi del numero dei testimoni, l’affievolirsi dei ricordi, rischia che tutto passi e rimanga solo qualche studioso o insegnante che, oltre alla riga sul libro come ha detto Liliana Segre, proverà a far aprire  gli occhi alle nuove generazioni per evitare che il ricordo scompaia senza più fare ritorno. Perché quando qualcosa scompare, è per sempre e lascia vuoti incolmabili. Poi il nulla. Oggi però il pensiero si è rivolto ancora ad un passato che ha voluto essere presente nelle parole dei testimoni. Parole che, ancora, sono mezzo per raccontare e per far rivivere esperienze di chi ha immagini fotografate  solo dall’obiettivo della propria mente.</p>
<p>Le descrivono nei dettagli, nei contorni, nelle figure , nei protagonisti che ossessivamente gridavano aiuto senza essere ascoltati per poi cadere nella rassegnazione e accettare la morte come ineluttabile. Ho visitato molti luoghi di morte, spesso più volte con studenti, amici, familiari. Ho inutilmente cercato le ragioni di tutto ciò osservando gli spazi angusti del riposo, le passeggiate tra i viali delle baracche,  gli oggetti di famiglia rimasti, le foto  sorridenti di chi non c’è  più,  i luoghi delle torture e della morte, le fosse comuni, il campo per lo svago dei soldati.  E ancora  le abitazioni delle guardie dove serenamente vivevano con le loro famiglie e dove tornavano dopo il duro lavoro nei campi di sterminio. Ho osato immaginare, trasferire i miei pensieri  raccolti da letture e testimonianze in quei luoghi. Non ho trovato risposte,  solo domande. Spero che queste domande continuino senza rompere il filo sottile della memoria</p>
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		<title>La memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2021 15:07:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Viaggi memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Giorno della memoria]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È il 27 gennaio. Ricordare, far memoria, passare qualche istante a volgere lo sguardo e pensare a chi ci ha receduto e a chi non c’è più, a chi ha vissuto ed è morto dentro una macchina infernale. Morto per mano guidata da una ideologia nefasta che ha fatto del dolo<img class=" size-medium wp-image-4090 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2021/01/Schermata-2021-01-28-alle-16.02.07-300x287.png" alt="Schermata 2021-01-28 alle 16.02.07" width="300" height="287" />re di milioni di uomini e donne, ebrei, sinti, rom, testimoni di Geova, omosessuali, disabili e altri considerati inutili, uno dei principi fondativi di un folle regno, fortunatamente  mai realizzatosi. Oggi, però, è una giornata particolare, come se quei fatti fossero presenti in mezzo a noi con i testimoni, coloro che li hanno vissuti personalmente e che sono tornati.</p>
<p>Potremmo dire, ricordando un passo del libro dell’Esodo: “Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come rito perenne”.  Un giorno di liberazione dalla schiavitù, dal dolore del corpo, ma non dalla sofferenza e dal ricordo di chi è caduto stremato, picchiato, violentato, bruciato.  Un giorno mai dimenticato,  presente, vivo; un giorno straordinario. Una pietra d’inciampo in mezzo alla quotidianità spesso insofferente ai ricordi, indifferente agli eventi che sembrano scorrere senza fare rumore.</p>
<p>E questi testimoni della sofferenza, della morte e dell’abominio nei confronti di milioni di persone, sono tornati. Aggrappati alla vita, al residuo di respiro che rimaneva loro.  Prima dell’annientamento, hanno saputo resistere al male assoluto, al loro essere considerati dagli aguzzini come strumento, come vittime sacrificali al tempio della religione della follia umana scientificamente studiata. Chissà se un giorno si riuscirà a capire perché  si sia arrivati a tanto. Forse non era odio, forse nemmeno volontà   di superiorità, ma non riconoscere un altro da te, uno come te, in sostanza, un altro UOMO. In quei luoghi di morte, l’uomo non è più uomo e la donna non è più donna perché la ragione ha eliminato se stessa ed è caduta nell’abisso oscuro del male.</p>
<p>Ma alcuni hanno vinto, sono tornati con il loro carico, con quel peso che, nonostante gli anni, portano con sé. Quanto tempo è passato prima che potessero raccontare ciò che hanno vissuto e testimoniarlo alle nuove generazioni. La paura li avvolge ancora, il timore di non essere creduti perché  solo il pensiero di quella sofferenza può far tremare, ma può anche rimanere incomprensibile, ingestibile dalla stessa mente umana.  E quindi hanno aspettato, anni. Tutto era dentro di loro, conservato in modo indelebile e forse, nessuno se non loro,  sapeva o immaginava la fatica di portare per una vita quel peso. Ma poi finalmente il racconto, non come sfogo, ma come vita vissuta e sempre resa presente, ad ogni racconto, ad ogni testimonianza. Quel memoriale che non dovrà essere dimenticato quando i testimoni, purtroppo, non ci saranno più. L’uomo non può vivere senza memoria per essere veramente UOMO.</p>
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