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	<title>NEREO TISO &#187; utero in affitto</title>
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		<title>Essere genitori ed essere figli medesimo diritto?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 18:17:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[figli coppie omosessuali]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>“Il diritto ad essere genitori e il diritto ad essere figli” è un’affermazione che ho ripreso da Giovanni Maria Flick, noto costituzionalista. Il primo diritto, quello ad essere genitore, non esiste, afferma Flick, tranne che qualche Parlamento legiferi in tal senso. Il secondo, a tutela del bambino,  esiste e va riconosciuto, perché il bambino è il soggetto più  debole. E va obbligatoriamente tutelato a prescindere da come , dove e da chi sia nato.  La proposta europea tanto discussa, è quella che il figlio venga riconosciuto legalmente anche dall’altro genitore, non biologico. A questa tutela, si può aggiungere quella inscritta all’art. 3 della Convenzione de diritti del fanciullo: “…l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”.</p>
<p>Naturalmente tra ideologia e propaganda si capisce poco o si vuole far capire poco. Comunque, i figli in questione sono quelli di coppie omogenitoriali, cioè dello stesso sesso che si sono rivolte all’estero per poter procreare e chiedono che anche il genitore non biologico possa chiederne la paternità o maternità pur essendo dello stesso sesso. La legge 40 del 2004 consente la procreazione assistita solo a coppie di sesso diverso e vieta, in  maniera assoluta, la surrogazione di maternità e la commercializzazione di gameti o embrioni”. Questo ultimi due divieti in Italia vengono puniti con la reclusione fino a 3 anni e con una sanzione che va da  6<img class=" size-medium wp-image-4291 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2023/03/book-794978__480-300x169.jpg" alt="book-794978__480" width="300" height="169" />00.000 a 1 milione di euro.</p>
<p>Devo sottolineare con forza l’aberrazione dell’utero in affitto, la violenza che si perpetra su donne bisognose usando il loro corpo come strumento procreativo e la violenza nei confronti dei bambini che nascono senza mai conoscere la loro madre biologica.  È una pratica devastante. Condannata da più parti, compreso il movimento femminista. Pratica alla quale si può accedere liberamente e senza grosse restrizioni in USA e in Canada.  I costi per l’intervento, variano dai 120 ai 150 mila euro, destinato, quindi, solo a coppie ricche. Oppure si può volare in India, a costi molto minori. Prima della guerra succedeva anche in Ucraina. Il costo era di circa 50 mila euro. All’inizio della guerra molte coppie “acquirenti” non hanno potuto recarsi a ritirare il “loro” bambino. Che fine avranno fatto questi bambini? Non lo sappiamo. Speriamo, naturalmente, che vivano serenamente.</p>
<p>Se da una parte la tutela del minore è indiscutibile, dall’altra il diritto vantato dai genitori di avere figli è molto discutibile come dice G.M. Flick. Infatti, per aggirare la legge italiana che lo vieta, questi si recano nei paesi dove si pratica la maternità surrogata, tornano in Italia, magari transitando per alcuni paesi europei dove la norma per il  riconoscimento è meno  restrittiva, e chiedono che questi bambini siano riconosciuti legalmente come figli propri . Quindi, la legge che in Italia vieta l’utero in affitto, a cosa serve? A chi vieta questa pratica offensiva? Ovviamente solo a chi non può permettersi costosi viaggi all’estero. In Italia, quindi,  ci si trova di fronte alla necessità di riconoscere il figlio nato da un metodo di procreazione vietato e punito.</p>
<p>Il passaggio dal desiderio ad essere genitore al diritto,  mostra tutte le contraddizioni delle norme vigenti. Ma al centro della questione c’è sempre il bambino che si trova, suo malgrado, ad essere un soggetto desiderato, un soggetto mercificato, un soggetto di diritti messo nelle mani delle sentenze dei giudici. E la donna non può subire la violenza di ricchi signori, che comprano il suo corpo per avere un figlio, siano essa una coppia omo o etero sessuale. Un figlio, come promettono le agenzie, “sano”. Chissà che fine faranno quelli non sani. La legge, dunque,  che vieta certe pratiche non può, surrettiziamente, ammetterle. Spero che per la dignità della donna mercificata e del bambino oggetto di compravendita, si possa definitivamente chiarire e definire la grave questione anche  a livello internazionale e arrivare al divieto assoluto di queste pratiche orribili e disumane. E la politica italiana, tutta, arrivi a condannare la violenza della pratica della maternità surrogata e a vietarla in ogni modo.</p>
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		<title>Due mamme, due papà…</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2018 17:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici in politica]]></category>
		<category><![CDATA[figli senza madri]]></category>
		<category><![CDATA[figli senza padri]]></category>
		<category><![CDATA[maternità surrogata]]></category>
		<category><![CDATA[utero in affitto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa due sindaci hanno iscritto all’anagrafe del proprio comune il genitore che, in una coppia dello stesso sesso, non era considerato né padre né madre ma solo partner</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa due sindaci hanno iscritto all’anagrafe del proprio comune il genitore che, in una coppia dello stesso sesso, non era considerato né padre né madre ma solo partner del genitore biologico o legalmente ritenuto tale. Quindi quei bambini all’anagrafe, avranno “due padri” o “due madri”.</p>
<p>Se la precedenza assoluta va alla tutela del minore, qualche riflessione, comunque, penso sia doverosa. Si tratta, per quanto possibile, di capire. Naturalmente,  siamo in una situazione particolare che vede coppie dello stesso sesso soddisfare il desiderio di paternità o maternità  utilizzando tecniche riproduttive che ormai sono conosciute e da tempo sperimentate.</p>
<p><a class="highslide img_2" href="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2016/08/IMG_3372.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class=" size-medium wp-image-2535 alignleft" src="http://www.nereotiso.eu/wp-content/uploads/2016/08/IMG_3372-300x200.jpg" alt="IMG_3372" width="300" height="200" /></a>Da una parte coppie di donne omosessuali che si recano in paesi esteri, più facilmente europei,  e si fanno fecondare utilizzando gli spermatozoi depositati presso la banca del seme da soggetti terzi.  Dall’altra, coppie maschili che intraprendono un viaggio più complesso affidandosi alla tecnica conosciuta come maternità surrogata o “utero in affitto”. Diversi sono i costi come diverse sono le agenzie e i paesi che offrono queste opportunità.</p>
<p>I prezzi per una maternità surrogata  vanno da 30/50.000 euro (dipende dai servizi richiesti) per Ucraina, Russia e India fino a 130/150.000 euro per Canada e Stati Uniti. A queste vanno aggiunte le spese di viaggio e  i costi di eventuali imprevisti. In tutto ciò è compresa, a detta delle organizzazioni, la certezza che  il bambino nascerà “certamente” sano. Le conseguenze di tale certezza le possiamo solo immaginare.</p>
<p>Non  sono certo pratiche a portata di tutte le tasche. Di certo, e qui credo stia la questione, penso una riflessione vada fatta per  gli strumenti e i meccanismi utilizzati per far nascere un bambino e sulla situazione in cui il bambino verrà a trovarsi. Queste coppie, di fatto, scelgono che il loro figlio abbia una madre che l’avrà partorito e che non conoscerà probabilmente mai (vedi coppia maschile), oppure un padre che, avrà biologicamente contribuito alla sua nascita ma che, a sua volta, molto probabilmente, non potrà mai incontrare (vedi coppia femminile).</p>
<p>Il mercimonio della nascita con l’utilizzo degli spermatozoi di perfetti sconosciuti o di corpi di altre donne sfruttandone la debolezza economica e culturale, credo debba far riflettere e ripensare al ruolo della donna nella maternità e a questi strumenti procreativi. Se il corpo delle donne diventa un sistema di riproduzione meccanico a pagamento, c’è qualcosa di eticamente impensabile e umanamente fuorviante.</p>
<p>Senza contare che le donne vengono scelte dai potenziali “clienti” attraverso la visione delle loro foto e del loro curriculum come se queste dovessero essere assunte con un contratto a tempo determinato o a “progetto”. Non credo che questo sia il risultato di anni di battaglie delle donne per i diritti e la parità. Al bambino nato da maternità surrogata o attraverso inseminazione eterologa, viene poi preclusa a priori, una delle due figure che, da sempre, hanno costituito l’elemento fondante l’educazione di ognuno di noi. Ciò non toglie che il bambino nato con queste tecniche non debba essere comunque soggetto di attenzione, educazione, cura straordinaria come ogni bambino.</p>
<p>Mi sembra troppo ostentato un inesistente “diritto” ad avere un figlio,  mentre rimane più latente il diritto , questo sì reale, di un figlio a conoscere la propria madre o il proprio padre biologici e che questi possano contribuire alla sua crescita e alla sua educazione.</p>
<p>Nella confusione legislativa compensata da sentenze di giudici o da provvedimenti di sindaci, nella considerazione che oggi i diritti valgono più dei doveri, nel ritenere tutto ciò che è possibile non sia sempre anche lecito, nel pensare che la nascita di un figlio passi attraverso il business, forse sarebbe meglio fermarsi un attimo e riflettere. Credo che tutto ciò sia un’aberrazione che passa nel silenzio del riconoscimento dell’esistente, cioè che il  “figlio c’è” evitando responsabilità sui sistemi procreativi. I meccanismi a pagamento utilizzati con facilità sono offensivi nei confronti delle donne usate come strumento e di quei bambini ai quali si è deciso di non dare una delle due figure fondamentali per la loro crescita.</p>
<p>Forse, dopo molte chiacchiere eccessive fughe un avanti, regolamentare sarebbe opportuno e necessario</p>
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